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Chapter 3 - QUANDO NESSUNO TI DICE CHE È UN TEST

Il mattino arrivò senza rumore.

Kael se ne accorse perché la casa cambiò comportamento. I passi nel corridoio divennero più regolari. Le luci si accesero con un leggero anticipo. L'aria stessa sembrava più controllata.

Si alzò prima che qualcuno lo chiamasse.

Quando entrò nella sala colazione, Soren era già seduto. Aveva lo sguardo teso di chi non ha dormito abbastanza, ma finge il contrario. Lyra stava in piedi, appoggiata al bancone, scorrendo dati sul tablet.

Arden arrivò per ultimo.

«Oggi non andate a scuola,» disse, come se stesse parlando del tempo.

Soren alzò la testa di scatto.

«Come sarebbe?»

«Oggi,» ripeté Arden, «andate a Valencrest.»

Lyra smise di scorrere.

«Così presto?»

«Non esiste "presto",» rispose Arden. «Esiste "quando serve".»

Kael non disse nulla.

Ma il nome rimase sospeso nella sua mente.

Valencrest.

Non era la prima volta che lo sentiva. Nella città da cui veniva, quel nome compariva ogni tanto, pronunciato a metà, come una parola pericolosa. Un posto dove le persone entravano… e cambiavano.

O sparivano.

Il viaggio fu silenzioso.

Questa volta il mezzo non era anonimo. Non aveva simboli, ma aveva una presenza diversa. Più pesante. Come se fosse autorizzato a passare ovunque.

Kael osservava il paesaggio cambiare lentamente. Le strade diventavano più larghe, ma meno frequentate. Le persone scomparivano.

«Non fare domande,» disse Arden, senza guardarlo.

Kael non stava per farne.

Arrivarono davanti a un complesso che non sembrava una scuola.

Niente cancelli.

Niente insegne.

Solo edifici bassi, disposti in modo irregolare, come se fossero cresciuti lì invece di essere costruiti.

Soren scese per primo.

«Sembra… vuoto.»

«Sembra calmo,» lo corresse Lyra.

Kael scese per ultimo.

Sembra controllato, pensò.

Un uomo li attendeva. Non indossava una divisa. Solo abiti semplici, occhi attenti.

«Vhal,» disse, chinando leggermente il capo verso Arden. «Siete in anticipo.»

«Lo so.»

L'uomo guardò Kael per un istante più lungo degli altri.

«Questo è nuovo.»

«È temporaneo,» rispose Arden.

Kael registrò quella parola.

Temporaneo.

Furono accompagnati in una grande sala.

C'erano altri ragazzi. Una ventina circa. Età simili. Espressioni diverse.

Kael non cercò un posto centrale. Si sedette ai margini, dove poteva vedere tutti senza essere visto.

Un errore comune, notò, era quello di cercare subito di capire chi fosse il più forte.

Lui cercava chi fosse più nervoso.

Una ragazza giocherellava con le dita.

Un ragazzo cambiava posizione ogni trenta secondi.

Uno fissava il vuoto troppo a lungo.

I nervosi fanno errori, pensò Kael.

Gli immobili ne fanno di peggiori.

L'uomo che li aveva accolti si posizionò al centro.

«Benvenuti a Valencrest,» disse. «Chi di voi è qui perché vuole diventare qualcuno?»

Alcune mani si alzarono.

«Chi perché è stato mandato qui?»

Altre mani.

«Chi perché non aveva alternative?»

Ancora.

L'uomo annuì.

«Siete già stati divisi.»

Mormorio.

«Qui non formiamo studenti,» continuò. «Qui osserviamo persone. Oggi non farete test.»

Kael alzò lo sguardo.

Bugia, pensò.

«Oggi,» disse l'uomo, «vi lasceremo semplicemente… aspettare.»

Le porte della sala si chiusero.

Il tempo passò lentamente.

Nessuna istruzione.

Nessun orologio visibile.

Solo sedie, acqua limitata, e finestre opache.

I primi trenta minuti furono silenziosi.

Poi iniziarono le reazioni.

Un ragazzo si alzò.

«E adesso?»

Nessuna risposta.

Un altro rise nervosamente.

«È uno scherzo, giusto?»

Kael osservava.

Chi parla per primo cerca conferme,

chi aspetta cerca informazioni.

Dopo un'ora, qualcuno cominciò a spostare le sedie.

Qualcun altro prese appunti su un quaderno.

Kael restò fermo.

Lyra, dall'altra parte della sala, incrociò il suo sguardo.

Per un istante.

Poi distolse gli occhi.

Mi sta già osservando, pensò Kael.

Bene.

Un ragazzo alto si avvicinò a Kael.

«Tu,» disse. «Che ne pensi?»

Kael alzò lo sguardo lentamente.

«Penso che stai parlando troppo vicino.»

Il ragazzo sbatté le palpebre.

«Cosa?»

«Se fosse un test,» continuò Kael, «io eviterei di mostrarmi ansioso.»

Il ragazzo fece un passo indietro.

«Quindi lo è?»

Kael scrollò le spalle.

«Se te lo dicessi, non lo sarebbe più.»

Il ragazzo si allontanò.

Dopo due ore, l'acqua finì.

Qualcuno protestò.

Qualcuno propose di bussare.

Qualcuno iniziò a urlare.

Kael osservava chi parlava e chi seguiva.

Quando un gruppo decise di forzare una porta laterale, Kael parlò per la seconda volta.

«Quella porta è più sorvegliata.»

Il gruppo si fermò.

«Come fai a saperlo?» chiese qualcuno.

Kael indicò il soffitto.

«Il rumore.»

Silenzio.

Scelsero un'altra porta.

Allarme.

Tutti vennero penalizzati.

Kael non disse nulla.

Finalmente, le porte principali si aprirono.

Lo stesso uomo rientrò.

«Bene,» disse. «Ora possiamo iniziare.»

Qualcuno gridò.

«Era un test?!»

L'uomo sorrise appena.

«Tutti lo erano.»

Indicò alcuni ragazzi.

«Fuori.»

Uno protestò.

Uno pianse.

Uno rimase immobile.

Kael non fu chiamato.

Lyra nemmeno.

Soren sì.

Soren si voltò verso Arden, che osservava dalla vetrata.

Arden non intervenne.

Kael sentì qualcosa stringersi nello stomaco.

Interessante, pensò.

Qui non salvano nessuno.

Quando Soren passò accanto a Kael, sibilò:

«Tu lo sapevi.»

Kael rispose piano:

«No. Ma lo sospettavo.»

Soren serrò i denti.

La sala si svuotò.

Rimasero in pochi.

L'uomo guardò Kael di nuovo.

«Tu.»

Kael alzò lo sguardo.

«Perché non hai mai chiesto nulla?»

Kael rispose dopo una pausa calcolata.

«Perché chi fa domande mostra dove ha paura.»

L'uomo annuì.

«Annotazione interessante.»

Kael abbassò lo sguardo.

Non troppo interessante, pensò.

Devo restare a metà.

Fuori, Arden osservava.

Lyra stringeva il tablet.

E Kael capì una cosa con chiarezza inquietante:

Valencrest non cercava i migliori.

Cercava quelli che sapevano durare.

Fine Episodio 3.

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