WebNovels

Chapter 2 - UN CONTRATTO CHE NON SI FIRMA

Il viaggio iniziò senza cerimonie.

Nessun addio, nessun ultimo sguardo alla città. Kael non ne sentì il bisogno. Le città come quella non salutano nessuno: ti lasciano andare solo quando non vali più lo sforzo di trattenerti.

Il mezzo di Arden non aveva simboli, né colori appariscenti. Era grande, silenzioso, troppo pulito. Kael notò subito che non c'erano sedili inutili, né spigoli vivi. Tutto era progettato per resistere.

Chi costruisce così, pensò, non pensa agli incidenti. Pensa agli imprevisti.

Arden sedeva di fronte a lui, le mani appoggiate sulle ginocchia. Non lo fissava. Osservava il riflesso del vetro.

Il silenzio durò a lungo.

Non era imbarazzante.

Era una prova.

Kael non parlò.

Finalmente Arden ruppe la quiete.

«Non ti ho spiegato perché ti ho portato via.»

Kael guardava fuori. La città stava già cambiando. Meno rumore. Meno persone.

«Non me lo sono chiesto,» rispose.

Arden inclinò appena la testa.

«Bugia.»

Kael non replicò.

Arden sorrise.

«Va bene. Te lo dirò comunque.»

Pausa.

«Due settimane fa, qualcuno ha comprato informazioni su un ragazzo che risolve conflitti di strada senza violenza. Che non si espone. Che non lascia tracce.»

Kael serrò leggermente la mascella.

Un gesto impercettibile.

Ma Arden lo vide.

«Quando qualcuno compra informazioni,» continuò Arden, «non è per curiosità.»

«E perché io?» chiese Kael.

«Perché sei invisibile,» rispose Arden. «E qualcuno vuole che tu smetta di esserlo.»

Il mezzo accelerò.

Kael chiuse gli occhi per un secondo. Solo uno.

Ho sbagliato qualcosa, pensò.

O qualcuno mi ha osservato troppo a lungo.

«Dove stiamo andando?» chiese.

«A casa mia.»

Kael riaprì gli occhi.

«Non è casa mia.»

Arden annuì.

«Non ancora.»

La villa Vhal non era imponente.

Ed era proprio questo a renderla inquietante.

Non c'erano cancelli alti. Solo spazio. Troppo spazio.

Un luogo che non aveva bisogno di difendersi in modo visibile.

Kael scese dal mezzo e si fermò. Non avanzò.

Arden lo lasciò fare.

Vuole vedere cosa noto, capì Kael.

Notò le telecamere integrate nei muri.

Notò la disposizione asimmetrica delle finestre.

Notò che il giardino non aveva punti ciechi.

«Se entro,» disse Kael, «non esco quando voglio.»

Arden lo guardò finalmente negli occhi.

«No.»

Kael inspirò.

«Allora perché dovrei entrare?»

«Perché fuori,» rispose Arden, «qualcuno ha già deciso che sei una variabile da eliminare.»

Silenzio.

Kael fece un passo avanti.

Poi un altro.

La porta si aprì senza rumore.

Lyra Vhal stava già aspettando.

Era appoggiata alla parete, un tablet tra le mani, lo sguardo calmo. Non mostrò sorpresa vedendo Kael. Solo interesse.

Soren, invece, era seduto sul divano. Si alzò di scatto.

«È lui?» chiese.

«Sì,» rispose Arden.

Soren lo squadrò dalla testa ai piedi.

«Sembra… normale.»

Kael abbassò lo sguardo.

Non per sottomissione.

Per evitare escalation.

Lyra parlò.

«Età?»

«Quindici.»

«Istruzione?»

«Non certificata.»

«Competenze?»

Arden sorrise.

«Non ancora misurabili.»

Lyra osservò Kael più attentamente.

«Non ti ha detto perché sei qui, vero?»

Kael alzò lo sguardo.

«No.»

«Bene,» disse lei. «Così non puoi mentire.»

Soren fece un passo avanti.

«Padre, non puoi semplicemente—»

«Posso,» lo interruppe Arden. «E l'ho fatto.»

Soren strinse i pugni.

«E noi?»

Arden lo guardò.

«Voi non perdete nulla.»

Kael capì subito che quella frase era falsa.

Ma non disse niente.

La cena fu silenziosa.

Non perché mancassero argomenti.

Ma perché ognuno stava scegliendo cosa mostrare.

Soren mangiava veloce, nervoso.

Lyra osservava. Sempre.

Arden parlò per ultimo.

«Kael resterà.»

Silenzio.

«Legalmente,» continuò, «sarà sotto la mia tutela.»

Soren sbatté la forchetta.

«È uno sconosciuto.»

Kael parlò, piano:

«Lo siamo tutti.»

Soren lo fissò.

«Tu non sei come noi.»

Kael lo guardò negli occhi.

«Lo so.»

Lyra intervenne.

«Perché proprio lui?» chiese ad Arden.

Arden bevve un sorso d'acqua.

«Perché non chiede nulla.»

Lyra inclinò il capo.

«Chi non chiede… pianifica.»

Un accenno di sorriso attraversò le labbra di Kael.

Svanì subito.

Quella notte, Kael non dormì.

Non perché fosse inquieto.

Ma perché stava mappando.

I rumori.

Le distanze.

Le abitudini.

Una casa è come una mente, pensò.

Se la capisci, smette di essere una minaccia.

Sentì passi leggeri nel corridoio.

La porta si aprì.

Lyra.

«Non dormi,» disse.

«Tu sì?» rispose Kael.

Lei entrò senza chiedere.

«Tu sbagli apposta.»

Kael non reagì subito.

«In cosa?» chiese.

«Nel modo in cui parli. Nel modo in cui guardi. Ti riduci.»

Kael la fissò.

«È un problema?»

Lyra si avvicinò.

«Per me no. Per te sì.»

Silenzio.

«Sei in una casa piena di persone che competono,» continuò. «Chi si nasconde viene notato.»

Kael abbassò lo sguardo.

«Allora farò attenzione.»

Lyra lo osservò ancora un istante.

«Lo stai già facendo.»

Uscì.

Kael rimase solo.

Guardò il soffitto.

Non sono al sicuro, pensò.

Ma nemmeno loro.

E per la prima volta da molto tempo,

non capì se quella fosse una buona notizia.

Fine Episodio 2.

More Chapters