La porta si chiuse alle loro spalle con un suono secco.
Non metallico.
Non minaccioso.
Definitivo.
Un display luminoso si accese sopra l'ingresso.
TEMPO RIMANENTE: 02:59:58
Qualcuno deglutì.
«Ok…» disse una ragazza dai capelli corti, sedendosi composta. «Tre ore. Niente prove fisiche. Solo parlare. Manteniamo la calma.»
Kael si sistemò sulla sedia, leggermente di lato.
Non al centro.
Non in disparte.
Una posizione neutra.
Osservava i micro-movimenti:
mani intrecciate, respiri irregolari, sguardi che cercavano conferme.
Non sanno da dove iniziare, pensò.
Perfetto.
PRIMA ORA – LA FALSA ORGANIZZAZIONE
«Proporrei di presentarci,» disse un ragazzo alto, con tono sicuro. «Nome, classe, perché siamo qui.»
«Perché siamo qui lo sappiamo,» ribatté qualcuno. «Perché dovremmo fidarci di quello che dici?»
Silenzio.
Kael abbassò lo sguardo, come se stesse riflettendo.
«Non dobbiamo fidarci,» disse infine, con voce bassa.
Tutti si girarono verso di lui.
Era la prima volta che parlava.
«Dobbiamo solo ricordare ciò che viene detto.»
Non aggiunse altro.
Il ragazzo alto riprese: «Va bene. Io sono—»
Kael smise di ascoltare le parole.
Ascoltava le reazioni.
Chi interrompeva.
Chi evitava lo sguardo.
Chi sorrideva troppo.
Una ragazza seduta due posti più in là si muoveva spesso.
Non nervosa. Impaziente.
Vuole guidare, pensò Kael.
Ma ha paura di essere vista come aggressiva.
SECONDA ORA – I PRIMI SOSPETTI
Dopo circa novanta minuti, il clima cambiò.
«Aspetta,» disse uno degli studenti. «Hai detto prima che eri in Classe D, giusto? Ma ora hai detto Classe C.»
Il ragazzo balbettò. «No, io—»
«L'hai detto,» insistette un altro. «Io l'ho sentito.»
Kael inclinò la testa.
«Forse ha solo sbagliato,» disse piano.
«Capita quando si è tesi.»
Lo disse difendendolo.
Il risultato fu immediato.
Ora il sospetto non era più solo sul ragazzo.
Era anche su Kael.
Così mi vedono, pensò.
Un possibile alleato. O un complice.
Perfetto.
TERZA ORA – LA CREPA
Un silenzio pesante si stese nella stanza.
Il timer segnava 00:47:12.
Fu allora che Kael colpì.
Non accusando.
Non mentendo.
Facendo una domanda.
«Se foste Disgregatori,» disse guardando il gruppo, «vi farebbe più comodo sembrare aggressivi… o ragionevoli?»
«Che domanda è?» scattò qualcuno.
Kael alzò le spalle. «Solo curiosità.»
La ragazza impaziente parlò: «Ragionevoli. Così nessuno ti sospetta.»
Un altro scosse la testa. «No. Aggressivi. Così polarizzi.»
Kael annuì lentamente.
«Interessante che abbiate risposte così diverse.»
Non spiegò oltre.
Ma nella mente di tutti rimase una frase implicita:
Chi di loro sta recitando adesso?
DOPO LE TRE ORE
La porta si aprì.
L'aria sembrava diversa, più fredda.
Uscirono uno alla volta.
Kael rimase indietro apposta.
Il bracciale vibrò.
NESSUNA VARIAZIONE DI PUNTI
Kael sorrise appena.
Bene, pensò.
Ora iniziano a guardarsi davvero.
Mentre percorreva il corridoio verso i dormitori, sentì due studenti parlare sottovoce.
«Non mi fido di quel tipo silenzioso.»
«Quello che parlava poco?»
«Sì. Troppo controllato.»
Kael non si voltò.
Funziona, pensò.
Ma solo se rallento.
Domani, avrebbe fatto qualcosa di diverso.
Avrebbe lasciato che fossero loro a iniziare l'attacco.
Fine Episodio 19.
