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Chapter 34 - USCIRE DAL LABIRINTO

Valencrest – Giorno della Laurea

Non c'è applauso più vuoto di quello di chi sopravvive.

La cerimonia era elegante. Ordinata. Impeccabile. Uniformi stirate, sorrisi costruiti, professori con lo sguardo fiero. I migliori studenti in prima fila. I medi in mezzo. I dimenticati in fondo.

Io ero al centro.

Non per merito.

Perché nessuno sapeva più dove mettermi.

Valencrest non mi aveva mai inquadrato davvero. Non ero il più brillante nei voti teorici. Non ero il più disciplinato. Non ero il più socievole.

Ma ero l'unico che non si era piegato.

L'unico che aveva trasformato ogni test in una dimostrazione.

L'intruso…

non era più un intruso.

Avevo scoperto il suo nome mesi prima.

Adrian Voss.

Non un primino.

Non uno studente.

Un osservatore infiltrato da un'organizzazione esterna.

Il loro compito era chiaro: identificare anomalie. Talenti ingestibili. Individui che non si piegavano ai protocolli.

Io ero uno di quelli.

Il preside lo sapeva.

L'aveva sempre saputo.

Ma Valencrest non elimina ciò che può diventare utile.

Mi avevano lasciato crescere.

Osservato.

Provocato.

Testato.

E io avevo fatto lo stesso.

LA VERITÀ DIETRO LE PORTE

Dopo la cerimonia, mentre gli altri festeggiavano, fui convocato nell'ufficio del preside.

Entrai senza bussare.

Lui era in piedi, come sempre.

«Congratulazioni, Kael.»

«Non è mai stato il mio obiettivo.»

Un mezzo sorriso.

«Lo so.»

Silenzio.

Poi andò diretto al punto.

«Sai chi ti ha osservato per questi anni.»

«Sì.»

«Sai chi rappresentava.»

«Non ancora tutto.»

Il preside si avvicinò alla finestra.

«L'organizzazione si chiama Helix Dominion.»

Il nome non mi colpì.

La spiegazione sì.

«Non sono una scuola. Non sono un governo. Non sono un'agenzia militare.»

Si voltò verso di me.

«Sono il filtro.»

Interessante.

«Reclutano?» chiesi.

«A volte.»

«Eliminano?»

«Quando necessario.»

Non dissi nulla.

Non ne avevo bisogno.

«Ti hanno messo alla prova per decidere se reclutarti…» continuò, «o rimuoverti.»

«E la decisione?»

Il preside mi fissò.

«Dipende da cosa farai adesso.»

LA SCELTA È UNA MENZOGNA

Uscire da Valencrest non è come uscire da una scuola normale.

Non c'è libertà.

C'è solo assenza di protezione.

Appena misi piede fuori dai cancelli, lo sentii.

Non tensione.

Sorveglianza.

Non mi seguirono subito.

Non erano stupidi.

Io presi un treno verso nord.

Non per fuggire.

Perché lì c'era la mia città.

Il mio passato.

Il mio vero territorio.

LA CITTÀ CHE MI HA FATTO

Non ero mai stato in pericolo lì.

Io ero il pericolo.

Valencrest mi aveva raffinato.

Ma le strade mi avevano costruito.

Le vecchie bande che avevo creato non si erano sciolte. Si erano trasformate. Si erano adattate. E quando tornai, non fui accolto come un ex studente.

Fui accolto come un leader che era tornato da un addestramento superiore.

I Black Radius.

Gli Hollow Chain.

I Sector Nine.

Non erano ragazzini.

Erano adulti addestrati alla sopravvivenza.

E mi erano ancora fedeli.

IL PRIMO COLPO

Helix non si mostrava direttamente.

Usavano intermediari.

Finanziamenti occulti.

Contratti.

Pressioni.

In tre giorni scoprii una delle loro cellule operative in città.

Non attaccai di notte.

Non attaccai in segreto.

Entrai dalla porta principale.

Cinque uomini.

Addestrati. Silenziosi. Armi nascoste.

Il primo provò a parlarmi.

Non finì la frase.

Il mio stile non era elegante.

Non era coreografico.

Era definitivo.

Colpi brevi. Precisi. Nessuno spreco. Nessun movimento inutile. Ogni impatto calcolato per interrompere, spezzare, disarmare.

Non ero muscoloso.

Non serviva.

Conoscevo il corpo umano come un meccanismo.

Il secondo cadde in meno di cinque secondi. Il terzo tentò un'arma corta. Gli ruppi il polso prima che potesse mirare.

Non urlai.

Non respirai forte.

Finì in meno di trenta secondi.

Uno rimase cosciente.

Mi chinai su di lui.

«Helix non manda reclutatori senza un secondo team,» dissi.

Silenzio.

Gli premessi il ginocchio sulla spalla dislocata.

Parlò.

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