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Chapter 12 - affermazione di Autorità ed invocazione preliminare

"Io sono colui che oscura i comandi degli dèi. Mi cingo i fianchi come un prode ed istruisco chi mi interroga.

Io ho posto le fondamenta della Terra e ho fissato le sue dimensioni, stendendo su di essa la misura e fissando le sue basi. Io ho posto la pietra angolare mentre le Stelle del Mattino gioivano in coro e plaudivano tutti i figli degli dèi. Io ho chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno di Anahita, quando lo circondavo di nubi per veste e per fasce di caligine folta, fissando il suo limite con chiavistelli e porte e ordinandogli fino a dove giungere e infrangere l'orgoglio delle sue onde.

Io comando il mattino e ho assegnato il posto all'aurora perché essa afferri i lembi della Terra, trasformandosi come creta da sigillo e colorandosi come vestito. Io sono giunto alle sorgenti del mare e ho camminato nel fondo del abisso, ho visto le porte della morte e del ombra funerea. Conosco le distese della Terra e so dove abita la luce e dove ha dimora la tenebra e le conduco al proprio dominio. Conosco i serbatoi della neve e della grandine che riserbo per il tempo della sciagura, per il giorno della guerra e della battaglia. So per quali vie si espande la luce , si diffonde il vento d'oriente sulla terra. ho scavato canali agli acquazzoni e una strada alla nube tonante, per piovere su una terra senza uomini, su un deserto dove non c'è nessuno, per dissetare regioni desolate e squallide e far germogliare l'erba nella steppa. Conosco il padre della pioggia e chi mette al mondo le gocce della rugiada, colei dal cui seno è uscito il ghiaccio e generò la brina del cielo. Come pietra le acque si induriscono e la faccia dell' abisso si raggela. Io annodo i legami delle Pleiadi e sciolgo i vincoli di Orione. Faccio spuntare a suo tempo Lucifero e guido l'Orsa insieme ai suoi figli. Conosco le leggi del cielo e ne applico con equità le norme sulla Terra. La mia voce sale fino alle nubi e mi copre da un rovescio di acqua celeste. Scaglio i fulmini che partono al mio comando. Ho elargito al Ibis la sapienza e ho dato al gallo intelligenza. Calcolo le nubi e riverso gli otri del cielo quando si fonde la polvere in una massa e le zolle si attaccano insieme. Sono la leonessa a caccia e la preda che sazia la fame dei leoncini accovacciati nelle tane. Preparo al corvo il suo pasto e sento il richiamo dei suoi nati che vagano qua e là in cerca di cibo. So quando figliano le femmine del camoscio e assisto al parto delle cerve. Lascio libero l'asino selvatico e sciolgo i legami del onagro, al quale ho dato la steppa per casa e per dimora la terra salmastra. Il bufalo si piega a servirmi e passa la notte presso la mia greppia, da sé si lega per fare il solco e lavora con l'erpice nelle mie valli. Do forza al cavallo e vesto di fremiti il suo collo, facendolo sbuffare come un fumaiolo, con l'alto nitrito che incute spavento mentre scalpita nella valle giulivo. Per me si alza in volo lo sparviero e spiega le ali verso il sud. Al mio comando l'aquila s'innalza e pone il suo nido sulle alture. Poiché io sono colui che oscura i comandi degli dèi. Mi cingo i fianchi come un prode ed istruisco chi mi interroga."

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