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Chapter 1 - La pioggia non dimentica

La pioggia cadeva dritta, senza vento.Scivolava sull'asfalto come se conoscesse già la strada.

Lily camminava tenuta per mano.

La divisa scolastica le si appiccicava alle gambe, fredda e pesante. La madre avanzava tranquilla, l'ombrello leggermente inclinato per coprirle entrambe. Non sembrava infastidita dall'acqua, né dal silenzio che si stendeva tra una strada e l'altra.

Lily guardava i riflessi nelle pozzanghere.Le luci dei lampioni si spezzavano, tremavano, poi tornavano intere.

Poi, per un istante, guardò di lato.

Nel vicolo c'era qualcuno.

Un uomo accovacciato nell'ombra, quasi fuso con il buio. Il corpo piegato in avanti, come se reggersi in piedi fosse troppo. I vestiti scuri, indistinti. Ma gli occhi—

Gli occhi brillavano.

Rossi.Immobili.

Non la fissavano davvero.Sembravano guardare attraverso di lei.

Lily non ebbe paura.Solo una strana curiosità, silenziosa.

Fece per rallentare, ma la madre la tirò piano, senza voltarsi. Il gesto era lieve, abitudinario. Il vicolo scivolò via, inghiottito dalla pioggia.

Lily si voltò ancora una volta.Non c'era più niente.

Si svegliò di colpo.

Il respiro corto, il cuore che batteva troppo in fretta. Rimase immobile a fissare il soffitto della sua stanza, mentre il sogno si ritirava lentamente, come acqua che defluisce.

Restava solo una sensazione.Come se qualcosa fosse rimasto indietro.

Il telefono vibrò sul comodino.

Ana: "Se non ti muovi adesso, fai tardi.Ed è il tuo primo giorno. Non rovinartelo."

Lily sospirò e si mise seduta. La stanza era ordinaria, silenziosa. Nessun vicolo. Nessuna pioggia. Solo luce del mattino e pareti familiari.

Il sogno svanì del tutto.

Il grattacielo della Redline Corp si stagliava sopra gli altri edifici come una lama di vetro. Linee nette, superfici pulite, nessun eccesso. Lily alzò lo sguardo fino a sentire un leggero capogiro.

Trentadue piani.

L'ascensore salì in silenzio. Nessuna musica. Solo il numero che aumentava, piano dopo piano.

Gli uffici erano luminosi, impersonali. Tutto sembrava al posto giusto. Una donna le sorrise, le porse dei moduli, le spiegò gli orari, i turni, le consegne. Il tono era cortese, preciso. Professionale.

Nulla di strano.

Quando arrivarono al contratto, Lily esitò appena.

«Serve anche… una goccia di sangue?» chiese, cercando di sembrare tranquilla.

L'uomo in giacca e cravatta annuì. Il sorriso non cambiò.«Procedure standard.»

Lily fece una smorfia, poi porse il dito. Il pungiglione fu rapido. Il sangue scivolò nel piccolo scanner.

Lo schermo lampeggiò.

Per un istante, l'uomo la osservò in modo diverso. Gli occhi si assottigliarono, come se stesse leggendo qualcosa che lei non poteva vedere.

Poi tornò a sorridere.

«Ottimo,» disse. «Sei una buona recluta.»

Un brivido le attraversò la schiena, senza sapere perché.

Fuori dall'edificio chiamò Ana.

«È tutto… normale,» disse mentre camminava. «Forse troppo.»

Ana sbuffò dall'altra parte della linea.«Le aziende peggiori sono sempre quelle che non fanno rumore.»

Lily accennò un sorriso. «Vedrò come va.»

Tornò a casa con una divisa nuova sotto il braccio e un motorino parcheggiato sotto il palazzo. Il logo della Redline era discreto: una linea sottile, rossa, quasi elegante.

Il telefono vibrò.

Prima consegna assegnata.Destinazione: riservata.

Lily infilò il casco.Accese il motore.

Non sapeva ancora che il pacco non era ciò che avrebbe trasportato.

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